"Si avverte la necessità ideologica di appiattire le differenze che la storia pone nel passato, e di disporre di un valore compatto, uniforme, sostanzialmente indifferenziato. E si avverte la convinzione di entrare in rapporto con quel valore ricorrendo a locuzioni e stilemi che non a caso saranno poi quelli della retorica fascista: 'un maschio viso', 'viril fierezza', 'momenti storici fatidici' * (...) Così si estenderà il più possibile il numero degli italiani che avranno come cultura il rapporto con quel mucchio indifferenziato e sacrale di roba di valore, che è il passato della patria. Essi stessi diverranno sempre più culturalmente indifferenziati, massa, e un sacramento tipico di questa comunione con il valore indifferenziato sarà poi tutto il rituale di culto del Milite Ignoto (...)
E' l'elemento più caratteristico e diffuso della cultura di destra: possiede tutta la sua oscurità che è dichiarata chiarezza, tutta la sua ripugnanza per la storia che è camuffata da venerazione del passato glorioso, tutto il suo immobilismo veramente cadaverico che si finge forza viva perenne. (...)
Lusso spirituale è precisamente (...) rifiuto del 'materialismo', omogeneizzazione della tradizione culturale e delle caratteristiche storiche e contraddizioni del passato, e poi composizione, con quella pappa, di feticci positivi e negativi. (...) La materia su cui opera il lusso spirituale è sempre la stessa: un passato che non c'è. Tutto quello che il passato è stato, è divenuto una pasta che si può modellare e cuocere come si vuole: la materia per eccellenza dei miti tecnicizzati (...)
L'omogeneizzazione del passato raggiunge la fase più caratteristica, quella appunto della modera cultura di destra, del fascismo e del neofascismo. Le fisionomie dei grandi uomini si raggruppano in categorie che divengono i vari volti del passato, ma di un passato atemporale, di un 'eterno presente'".
Furio Jesi, da Cultura di destra, Garzanti 1993, pagg. 105, 109-110, 126-127, 140.
