01/12/2009
Benedetto Croce: Una famiglia di patrioti (ADELPHI)
21:21
Scritto da : ariel6805
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CHRISTOPHER ISHERWOOD: Un uomo solo (ADELPHI)
Già negli anni Trenta, quando scrisse Addio a Berlino, Christopher Isherwood sosteneva di voler trasformare il proprio occhio di romanziere nell’obiettivo di una macchina fotogra$ca. Ma per lungo tempo – attraverso libri molto diversi fra loro, e spesso segnati dai personaggi $ttizi o reali che raccontavano – l’intenzione rimase una di quelle fantasticherie stilistiche che spesso gli scrittori inseguono per tutta la vita, senza realizzarle mai. E invece nel suo ultimo romanzo – questo – Isherwood trasforma una giornata nella vita di George, un professore inglese non più giovane che vive in California, in un’a sciutta, e proprio per questo struggente, sequenza di scatti. Non è una giornata particolare per George: solo altre ventiquattr’ore senza Jim, il suo compagno morto in un incidente. Ventiquattr’ore fra il sospetto dei vicini, la consolante vicinanza di Charlotte, la rabbia contro i libri letti per una vita ma ormai inutili, e il desiderio per un corpo giovane appena intravisto ma che forse è già troppo tardi per toccare. Quanto basta per comporre un ritratto che non si può dimenticare, e un racconto che alla sua uscita sorprese tutti, suonando troppo vero per non essere scandaloso.
21:19
Scritto da : ariel6805
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24/11/2009
Stalinismo
Viktor Erofeev: Il Buon Stalin (EINAUDI)
Pubblicando alla fine degli anni Settanta il «sovversivo» almanacco Metropol´, lo scrittore Viktor Erofeev compie un omicidio politico ai danni di suo padre Vladimir, importante diplomatico dell'Unione sovietica. Ma il pur centrale rapporto padre-figlio, non è che un tassello di questo appassionante affresco - allo stesso tempo politico, storico e familiare - capace di svelare meglio di molti saggi le drammatiche contraddizioni dello stato sovietico dal secondo dopoguerra all'inizio degli anni Novanta.
«Amavi Stalin?» è la cruciale domanda che un figlio pone più volte al proprio padre. «Amavi Stalin?»: le risposte variano nell'arco degli anni, l'inequivocabile Sì degli inizi perde via via di intensità e convinzione, si attenua con l'avanzare dell'età e della Storia, ma non si trasforma mai in No.
Padre e figlio in questione sono Vladimir e Viktor Erofeev: il primo aveva esordito, nel secondo dopoguerra, come interprete dal francese di Stalin, poi, a stretto contatto con Molotov, aveva seguito la carriera diplomatica sino a diventare ambasciatore. Il secondo era cresciuto con tutti i privilegi che il potere sovietico concedeva alle famiglie dei suoi alti funzionari, aveva seguito i genitori a Parigi, per poi, munito di passaporto diplomatico, girovagare fra Mosca, Vienna, il Senegal. E il primo, a coronamento di una brillante carriera, sarebbe stato nominato vice-ministro degli esteri, se il secondo, trentenne aspirante scrittore, alla fine degli anni Settanta non avesse fatto deflagrare un'autentica bomba politica: l'antologia underground «Metropol´» che le autorità sovietiche considerarono una intollerabile provocazione. Subito richiamato in patria, a Erofeev padre venne chiesto di fare pressioni affinché il figlio scrivesse una lettera di ritrattazione. Non lo fece: in famiglia, disse, un cadavere (politico) poteva bastare. Dopo anni di incomprensioni e distacco, i due poterono tornare a sfidarsi a tennis.
Viktor Erofeev, il figlio autore, all'inizio del libro assicura di essersi inventato tutto di sana pianta. In realtà sono profondamente veri e autentici tutti i personaggi che compaiono nel suo libro: quelli della sfera familiare, con in primo piano il padre, l'uomo che getta le basi per un'infanzia felice sotto la tutela di Stalin, e contro la cui figura il figlio si ribella, e la bella ed elegante madre, che in Francia impara ad apprezzare gli impressionisti (e lo Chanel No. 5); lo sono i personaggi del mondo politico e culturale sovietico, Stalin in primis, ma anche Molotov, Berija e a seguire tutti gli altri; lo è infine lo sfondo storico in cui il racconto si dipana (l'arco temporale va dalla Seconda guerra mondiale alla fine dell'Unione sovietica).
Mescolando aneddoti, ricordi, documenti ufficiali, conversazioni, sogni, Erofeev compone uno straordinario mosaico, forse non dissimile dal famigerato «Metropol´», che ci svela le contraddizioni di un modello politico e sociale che ha segnato profondamente il XX secolo.
«Erofeev è un narratore straordinario.» (Frankfurter Allgemeine Zeitung)
«Il romanzo autobiografico di Viktor Erofeev è un libro appassionante.» (Suddeutsche Zeitung).
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Goldman, Wendy Z.: DEMOCRAZIA E TERRORE (DONZELLI)
Cosa significava vivere giorno per giorno nel clima del Grande terrore? Grazie all'apertura di archivi finora, Goldman esplora il paradosso di un sistema repressivo instaurato attraverso i meccanismi di partecipazione democratica nel partito, nel sindacato e nei luoghi di lavoro: nella psicologia di Stalin e dei suoi sostenitori non esisteva infatti contraddizione fra repressione e democrazia. E fu proprio la sollecitazione all'attivismo di massa a scatenare una scomposta guerra di tutti contro tutti, in cui l'impulso alla denuncia dei "nemici del popolo e della rivoluzione" finì con lo sfuggire al controllo e diede vita a un processo di autodistruzione. Le grandi purghe inaugurate contro gli oppositori dentro il partito si estesero fino a portare agli arresti e alle uccisioni in massa di presunti sabotatori e nemici di classe, accusati di scarsa "vigilanza" rivoluzionaria. Decentrando l'attenzione dalle vicende interne dei gruppi dirigenti e degli organismi di vertice del partito, le centinaia di documenti d'archivio consentono di ripercorrere i tortuosi fenomeni psicologici e organizzativi che all'interno di ogni istituzione e di ogni singolo luogo di lavoro innescarono una catena di conseguenze indesiderate che coinvolsero la vita di milioni di persone e compromisero irrimediabilmente il primo esperimento socialista.
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Elena Dundovich - Francesca Gori: Italiani nei lager di Stalin (LATERZA)
Siamo a Mosca nei primi anni Trenta. All’ombra del Cremlino vive una numerosa comunità di emigrati politici italiani con le loro famiglie. Altri si sono stabiliti in diverse città dell’Urss. Accusati di spionaggio, usati come ostaggi per ricattare il governo della madrepatria, spesso semplicemente vittime di un clima di sospetto e malinteso, su di loro si abbatte la repressione del regime di Stalin: complessivamente sono più di mille gli italiani fucilati, internati nei campi di concentramento, confinati, deportati, privati dei diritti civili e del lavoro, emarginati. Questo volume racconta le loro vite, frammenti di storia silenziosa, volutamente ignorata o poco nota. Con rigore storiografico e piglio narrativo, queste pagine ne danno una ricostruzione completa e basata su materiale inedito frutto della lunga ricerca condotta dalle autrici negli archivi dell’ex Unione Sovietica.
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Boris Souavarine: STALIN (ADELPHI)
"Che sia un classico, non v'ha dubbio. Come un pioniere, Souvarine si è aperta, mezzo secolo fa, una strada nella fitta giungla dei miti, delle menzogne, degli oblii, e ci ha dato la prima storia della Russia nell'età di Lenin, fino al patto con Hitler e alla guerra mondiale. La passione politica brucia queste pagine. Ogni teorizzazione politica viene istintivamente e vivacemente messa da parte, temendo sempre che si trasformi in maschera e giustificazione di semplici crudeli realtà" (Franco Venturi).
Apparso a Parigi nel 1935, questo libro è il primo che abbia detto alcune essenziali verità su Stalin. E le ha dette così presto, e con tale nettezza, che la sua presenza ha accompagnato come un'ombra gli ultimi vent'anni di vita del capo sovietico. Le ha dette, inoltre, per bocca di uno storico che era stato segretario della Terza Internazionale, uno dei fondatori del Partito Comunista Francese e infine amico e compagno di Si-mone Weil nelle lotte del sindacalismo rivoluzionario in Francia.
Dall'edizione "La collana dei casi"
Questo libro è il primo che abbia detto alcune essenziali verità su Stalin. E le ha dette così presto, e con tale nettezza, che la sua presenza ha accompagnato come un'ombra gli ultimi vent'anni di vita del capo sovietico, oltre che la sua fortuna postuma. Non solo: le ha dette per bocca di uno storico che era stato uno dei segretari della Terza Internazionale, uno dei fondatori del Partito Comunista Francese, collaboratore di Lenin, Trockij, Zinov'ev, Bucharin, Radek, Rakovskij, Klara Zetkin, Gramsci, Bordiga, infine amico e compagno di Simone Weil nelle lotte del sindacalismo rivoluzionario in Francia. Souvarine giunse dunque a capire la natura di Stalin e del bolscevismo dall'interno, e da un interno assai intimo, senza però che la sua visione fosse a sostegno di un certo bolscevismo contro un certo altro, come avvenne invece ai molti trockisti che denunciarono i misfatti di Stalin negli Anni Trenta. Souvarine presentò per la prima volta all'Occidente un'immane quantità di fonti e documenti, fino allora ignorati o letti rozzamente: e soprattutto illuminò questo materiale con una lucidità e una fermezza esemplari, che vi facevano risaltare non solo il profilo della persona Stalin ma quello che Souvarine chiamò il "disegno storico del bolscevismo".
Pubblicato a Parigi nel 1935, dopo complesse vicissitudini editoriali, lo Stalin di Souvarine ebbe un'edizione ampliata nel 1940 - e infine, nel 1977, dopo lunghi anni in cui il libro era introvabile e ricercatissimo, riapparve nell'edizione che qui si presenta, con l'aggiunta di un capitolo sugli ultimi anni di Stalin e di una preziosa prefazione in cui l'autore ha raccontato la tortuosa storia della sua opera. A Georges Bataille, amico di Souvarine, che gli chiedeva notizie sulle decisioni dell'editore Gallimard riguardo allo Stalin, André Mairaux rispose: "Penso che lei abbia ragione e, con lei, Souvarine e i vostri amici, ma sarò dalla vostra parte quando sarete i più forti". Il tempo sembra aver rafforzato in modo inaudito, con le rivelazioni e i fatti che si sono sgranati negli anni, la posizione di Souvarine. Ma non per questo oggi il suo libro si pone dalla parte dei "più forti". Rimane il fatto che rare volte gli eventi hanno a tal punto accentuato l'attualità di un libro di storia contemporanea come in questo caso. Tré decenni prima che il mondo occidentale cominciasse a capire il significato della sigla GULag, Souvarine scriveva: "Se si pensa alle condizioni miserabili dei milioni di deportati, alle masse di forzati maltrattati e ai campi di concentramento nei quali una spaventosa mortalità apre larghi vuoti, ai campi di isolamento e alle carceri gremite, ai milioni di bambini abbandonati fra cui una esigua percentuale riesce a sopravvivere alle esecuzioni capitali e alle spedizioni punitive, in breve alle moltitudini "falciate a larghe bracciate" da Stalin, non c'è da stupirsi davanti agli immensi carnai di questa gigantesca prigione definita con doppia antifrasi "patria socialista"
Dall'edizione "La collana dei casi"
Questo libro è il primo che abbia detto alcune essenziali verità su Stalin. E le ha dette così presto, e con tale nettezza, che la sua presenza ha accompagnato come un'ombra gli ultimi vent'anni di vita del capo sovietico, oltre che la sua fortuna postuma. Non solo: le ha dette per bocca di uno storico che era stato uno dei segretari della Terza Internazionale, uno dei fondatori del Partito Comunista Francese, collaboratore di Lenin, Trockij, Zinov'ev, Bucharin, Radek, Rakovskij, Klara Zetkin, Gramsci, Bordiga, infine amico e compagno di Simone Weil nelle lotte del sindacalismo rivoluzionario in Francia. Souvarine giunse dunque a capire la natura di Stalin e del bolscevismo dall'interno, e da un interno assai intimo, senza però che la sua visione fosse a sostegno di un certo bolscevismo contro un certo altro, come avvenne invece ai molti trockisti che denunciarono i misfatti di Stalin negli Anni Trenta. Souvarine presentò per la prima volta all'Occidente un'immane quantità di fonti e documenti, fino allora ignorati o letti rozzamente: e soprattutto illuminò questo materiale con una lucidità e una fermezza esemplari, che vi facevano risaltare non solo il profilo della persona Stalin ma quello che Souvarine chiamò il "disegno storico del bolscevismo".
Pubblicato a Parigi nel 1935, dopo complesse vicissitudini editoriali, lo Stalin di Souvarine ebbe un'edizione ampliata nel 1940 - e infine, nel 1977, dopo lunghi anni in cui il libro era introvabile e ricercatissimo, riapparve nell'edizione che qui si presenta, con l'aggiunta di un capitolo sugli ultimi anni di Stalin e di una preziosa prefazione in cui l'autore ha raccontato la tortuosa storia della sua opera. A Georges Bataille, amico di Souvarine, che gli chiedeva notizie sulle decisioni dell'editore Gallimard riguardo allo Stalin, André Mairaux rispose: "Penso che lei abbia ragione e, con lei, Souvarine e i vostri amici, ma sarò dalla vostra parte quando sarete i più forti". Il tempo sembra aver rafforzato in modo inaudito, con le rivelazioni e i fatti che si sono sgranati negli anni, la posizione di Souvarine. Ma non per questo oggi il suo libro si pone dalla parte dei "più forti". Rimane il fatto che rare volte gli eventi hanno a tal punto accentuato l'attualità di un libro di storia contemporanea come in questo caso. Tré decenni prima che il mondo occidentale cominciasse a capire il significato della sigla GULag, Souvarine scriveva: "Se si pensa alle condizioni miserabili dei milioni di deportati, alle masse di forzati maltrattati e ai campi di concentramento nei quali una spaventosa mortalità apre larghi vuoti, ai campi di isolamento e alle carceri gremite, ai milioni di bambini abbandonati fra cui una esigua percentuale riesce a sopravvivere alle esecuzioni capitali e alle spedizioni punitive, in breve alle moltitudini "falciate a larghe bracciate" da Stalin, non c'è da stupirsi davanti agli immensi carnai di questa gigantesca prigione definita con doppia antifrasi "patria socialista"".
14:43
Scritto da : ariel6805
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